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Anna 01

Filmato realizzato nel marzo 2009. Luogo di ripresa: abitazione, Parma, Italia.
Oltretorrente di Parma degli anni '30: via Bixio, ragazzo colpito dai cecchini, lenzuola bianche esposte alle finestre in segno di pace; torture fasciste; Bragò.
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Anna: Mi chiamo Anna, ho 85 anni e il periodo della guerra per me è indimenticabile. E' una cosa che ho dentro che non la scorderò mai, mai.. finché campo!
I fascisti passavano da via Bixio sulla Balilla, con i predellini e lo schippo.. si sentivano.. ed erano parmigiani!
E cosa andavano a fare? Facevano delle scorribande?
Anna: Eh, beh.. ispezionavano se potevano trovare qualcuno che conoscevano che fosse antifascista, eh! Lo prelevavano e lo portavano al Petitot, in quel palazzo d'angolo che divide le due vie. Lì li torturavano. C'era Bragò con sua figlia che era fascista sfegatato e sua figlia anche. Torturavano la gente. Tant'è che hanno torturato Malvisi, poveretto, fino a renderlo impotente. La benzina mettevano!
Questa (mostra una lettera) l'abbiamo mandata alla Gazzetta e dice "Egregio direttore.."
Questa è la lettera che ha scritto con sua nipote per mandarla alla Gazzetta?!
Anna: Sì, l'abbiamo mandata alla Gazzetta, quella.
Una signora della campagna, di Colorno, mi ha chiamato dicendomi che si era talmente emozionata...
Dopo mi ha chiamato la sorella di quel ragazzo lì che era stato colpito dai cecchini ed era morto nell'angolo di via Bixio. C'è ancora la lapide. L'ho proprio visto cadere!
E' successo che: si sentiva in giro "la guerra è finita, la guerra è finita" e allora noi siamo corsi in casa, abbiamo messo fuori le lenzuola bianche, in segno di pace. Abbiamo visto un gran bagliore. Uno scoppio che veniva dallo stradone. Si diceva che fossero i tedeschi che avessero fatto scoppiare qualcosa. Allora abbiamo ritirato immediatamente le lenzuola e le coperte e poi siamo corsi giù dove c'era una cantina. Dalla cantina, vedevamo la gente passare.
Quel ragazzo si chiamava Rossi ed era un ragazzo che aveva un braccio offeso, dalla nascita. Giovane, giovane. Avrà avuto 17/18 anni, quel ragazzo lì, non di più. Anch'io ero giovane. Erano i cecchini che sparavano dai tetti, dalla scuola (stava festeggiando anche lui) che è la scuola Corridoni.. Era proprio lì.
Sparavano, sparavano a chiunque. Avevano colpito quel ragazzo lì che stava forse per passare la strada.
Provi a leggerne un pochino, che qui dico tante belle cose!
"Mi chiamo Anna e leggendo la lettera "Parma bombardata" sono tornata con la memoria a quegli anni.
Vorrei approfittare della stessa pagina del suo giornale per raccontare un episodio che ho impresso nella mente, vissuto nel giorno della Liberazione.
Racconto questa breve storia sopratutto ai ragazzi, per far conoscere loro quant'è brutta la guerra e il fascismo.
All'epoca avevo 22 anni, ero giovane, tuttavia i giovani di allora non avevano la spensieratezza di quelli di oggi. Nei nostri occhi erano già impresse scene drammatiche come le violenze e le torture dei fascisti sulla gente.
Ricordo di un caro conoscente Mario Malvisi, antifascista, che, nel palazzo di fronte al Petitot, fu torturato fino ad essere ridotto all'impotenza per diverse iniezioni di benzina.
Ricordo del fascista detto Bragò che, con sua figlia, erano i più temuti torturatori della città."

Era giovane la figlia di Bragò?
Anna: Sì, avrà avuto vent'anni. Abitava in borgo Paglia.. e anche lì c'erano degli antifascisti eh! C'era l'Iride, che vendeva il vino..
Bragò credo che lavorasse alle Ferrovie dello Stato. Secondo me faceva il facchino in ferrovia
Anna: Eh! Scaricavano la roba che era chiamata "la piccola" (la stazione).
C'era una mura e di là dalla mura c'era una discesa. Buttavano giù la roba per dar da mangiare alla gente. E lù a s' n'in saccozzéva [lui se lo intascava]
«Ricordo di una donna che trascinava un carretto per la strada trasportando il corpo del marito senza vita fucilato dai fascisti, piangendo e urlando "assassini, assassini!" »
Anna: Poverretta, l'ho proprio vista! Lui era.. buttato lì nella carretta... Deve'essere successo al cimitero, davanti al cimitero. Fucilato. Lei lo è andato a prendere e stava venendo verso casa sua, che era borgo Paglia. Era la zia dell'Iride.
«E ricordo a me stessa che assistevo angosciata alle tristi ed assurde vicende che mai avrei voluto vedere.
Questa fu la mia gioventù. Paura, angoscia, tristezza.
Il giorno della Liberazione eravamo, io e la mia famiglia, rifugiati in cantina, nella casa di fronte alla mia in via Bixio. Aspettavamo ansiosi l'arrivo dei partigiani dalla montagne perchè per la strada la gente gridava che stavano arrivando i liberatori. Dopo giorni di paura dei cecchini, ormai sconfitti, che dai tetti e dalle finestre sparavano senza pietà alle persone nelle strade. Dopo giorni di caos in cui i tedeschi scappavano dalla città, finalmente la Liberazione era vicina. Da quella cantina sbirciavamo attraverso le inferriate di una finestrella ciò che accadeva sulla strada e sentivamo gridare: "E' finita, è finita!""Finalmente!". Così pieni di gioia, io e mio padre uscimmo dalla cantina per andare a esporre un lenzuolo bianco alla finestra di casa nostra in segno di pace e di libertà. In quel momento ci fu un forte boato e un gran bagliore. Era scoppiato sullo stradone un camion carico di bombole di gas..»

Anna: Era stato detto così.
«...per colpa, si diceva, di fascisti o tedeschi in fuga.
Il trambusto ci fece subito ritirare impauriti il lenzuolo bianco. Fu in quell'istante che vidi Lomè, Rossi, cadere a terra, ucciso dai cecchini.
Lomè era un ragazzo, era giovane e avrebbe voluto come tanti altri vivere la sua gioventù invece di dover combattere per la libertà. Purtroppo la sua giovane vita fu troncata da quest'orrenda guerra davanti ai miei occhi. Tuttavia questi occhi videro solo alcuni degli innumerevoli orrori di quegli anni, vissuti in modo anche più drammatico dalla gente della mia età.
Vorrei chiudere questo scritto dicendo ai ragazzi: "Godetevi la vostra gioventù e la libertà che è frutto del sacrificio di tanti che furono giovani prima di voi!"»
Pubblicato da: parmachesiparla il 24/06/2009
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Parole chiave:
Parma, Oltretorrente, via Bixio, fascismo, torture, cecchini
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