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Maria 01

Filmato realizzato nel marzo 2009. Luogo di ripresa: abitazione, Parma, Italia.
Infanzia nell'Oltretorrente di Parma degli anni '30: i giochi, un teatrino in solaio con storie inventate sui personaggi dei fumetti; le figurine Perugina e "l'introvabile"; una filastrocca danzata.
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Lei è di Parma?
Maria: Parma, Parma, sì. Via Imbriani. Ci sono andata a due anni e mezzo, però prima abitavo in borgo Cocconi, prima. A gh'éva du an' e mez quand a són andèda lì. Cresciuta in quell'ambiente, dove la gente, allora, si voleva bene veramente. Dove si era tutti per uno. Quando si faceva una cosa la si faceva perché la facevano tutti, erano contenti...
Quando c'era un boccone buono era un po' per tutti. Boccone buono per noi voleva dire una torta fritta, una pattona, un castagnaccio, una cosa del genere. Questo palazzo dove abitavo io era un convento di suore, un antico convento, che adesso è stato ristrutturato (al n°54). Lì c'era un portone molto più bello. Adesso è bello da vedere. Prima c'era un portone proprio col "piciaportòn", con una chiave grossa così, per entrare. Poi era fermato dentro da dei catenacci, quelli grossi: li avete mai visti? Che fermavano le porte.. si infilavano dentro.. Era un bel portone!
Noi eravamo col portone chiuso e tutti i ragazzi nel cortile a giocare. C'erano dei sassi così, da convento. Con 'sta fontana, che adesso l'han tolta, dopo tanti anni [grande, in marmo]. Figurati i bambini! Eravamo sempre bagnatissimi. Quando non sapevamo cosa fare ci bagnavamo.
Siamo cresciuti maschi e femmine assieme senza pensare che fossimo di sesso diverso, non ci abbiamo mai pensato, perché non sapevamo niente di niente!
Facevamo dei giochi.
Nascondino, che è caratteristico, perché lì c'era la scala che andava giù nelle cantine che poi sono servite da rifugio antiaereo. Poi giocavamo alla corda, sia singolarmente che con la corda lunga. Un bambino di qua e uno di là facevano andare la corda, si saltava anche con gli occhi chiusi. Eravamo bravi, àn sèma mäj fat mäl [nessuno si è mai fatto male].
Siccome c'erano anche dei pezzi di cemento, allora ci mettevamo a giocare con i sassi rotondi, con "Cinque sassi". Si prendevano i sassi, se ne buttava uno, poi si prendeva...
Anche qui, dove si poteva facevamo una pista, dove si poteva, la facevamo sotto il volto, coi Sinalcol. Ci divertivamo così.
I Sinalcol erano I tappi
Maria: Sì, i tappi delle bottiglie
Perché si chiamavano Sinalcol?
Maria: Ah, cara te! A'n t'al so mìga dir [non te lo so dire]. Sinalcol perchè.. Li chiamavamo Sinalcol. Non l'ho mai trovato in nessun vocabolario, però. Facevamo la pista, grande così, con le curve, con segnata la stazione, i punti.
Non abbiamo mai litigato, però! E facevamo questo gioco, tutti là in terra a tirare questi Sinalcol..
Poi quando siamo diventati più grandi io scrivevo le commedie. Chissà cos'ho scritto...
C'erano i giornalini di Gordon e Dale. E il regno dei Ming. C'era il re Ming che era tutto giallo, poi c'era Gordon. Io facevo sempre la parte di Dale, perché era l'eroina. Io le scrivevo, eh!
Quello era un fumetto che esisteva? Era stampato proprio?!
Maria: Sì, io prendevo i personaggi e facevo delle commedie per modo di dire, che recitavamo in solaio (perché ci lasciavano fare tutto in quella casa!). Andavamo su. Io abitavo al primo piano. Andavamo su al secondo, poi c'era la scala che andava in solaio. Allora aprivamo il solaio di qualcuno, autorizzati però, e andavamo nel solaio, ci portavamo, su una scala piccola così, tutti la nostra seggiola. Perché c'era il pubblico, e ci mettevamo lì a recitare. Poi quando avevamo finito, eravamo tutti contenti, allora coi nostri soldini pochi, mettevamo tutti i soldini per vedere quanto avevamo racimolato -erano i soldi che ci davano i nostri, per andare a prendere la merendina - Allora con quei soldi andavamo alla pasticceria. C'era una fabbrica dove facevano le paste e prendevamo tutti gli scarti, al pomeriggio della domenica. Si raccoglieva tutte le paste a metà, le paste rotte, le paste che erano avanzate. E ci dava dei bei cartocci di roba per pochi soldi. Prendeva i soldi forse per farci contenti, perché senno non saremmo più andati. Dopo andavamo sulle scale, o seduti sulla loggia, perchè dove abitavo io c'era una loggia, una terrazza: era più grande di questa stanza, girava tutto l'appartamento. Era bellissima quella casa lì. Adesso l'han cambiata un po': l'hanno un po' rovinata. Poi dividevamo questi dolcetti. Quella era la nostra domenica. Cantavamo, ridevamo, e non avevamo nessuno che ci faceva tacere, Non dicevano:"vè, putén!". Anche i ragazzi dell'altro palazzo venivano, e alla domenica venivano lì e facevamo tutti assieme: era molto bello. I ricordi più belli (a parte la nascita dei miei figli e dei miei nipoti) ce l'ho proprio della mia infanzia. Poi ero anche una bambina molto coccolata in casa: il papà, la mamma, la zia, la nonna e io: mia sorella è nata che avevo quattordici anni.
Che lavoro faceva suo padre?
Maria: Mio papà sarebbe stato un decoratore, e invece ha fatto l'imbianchino, dopo la guerra faceva l'imbianchino e allora guadagnava anche abbastanza bene.. però l'è andè sòta a padrón (però è andato sotto padrone, e...)
E invece prima della guerra?
Maria: Prima della guerra, ragazzi, chi me lo faceva lavorare? Non aveva la tessera del fascio!
Suo papà era un capotreno di Alessandria, veramente di Spinetta Marengo, vicino Alessandria. Lo hanno trasferito perchè.. con tutte le sue vicende.. l'han trasferito a Parma. C'era morta la mamma a mio papà, che era ragazzo ancora. Era rimasto lì con mia zia che era la più vecchia. La zia Piera (...)
Lui e un altro fratello, che aveva quattro anni.
E quando è venuto a Parma ha conosciuto mia madre... J'an fat al patatrac! Ché mia mamma non sapeva cosa voleva dire: non sapeva di essere incinta!
Il patatrac è lei?
Maria: Sono io!
È la prima delle sorelle?
Maria: Sì. Ma io sono stata molto amata in casa. Per me è una gioia pensare alla mia infanzia. A tutto questo amore che mi hanno dato.
Ma si ricorda degli altri fumetti, delle altre cose...
Maria: Sì, il principe azzurro (quello non lo ricordo, perché non mi piaceva). Erano giornali a fumetti, che avevo perché mia nonna faceva la lavandaia, andava a lavare da una signora, e sua figlia glieli dava per me. Perché senno chi li comprava?
Poi c'era il giornalino, il Corriere dei piccoli, io lo ricordo. Era molto carino, ma c'erano troppe cose.
C'erano le raccolte di figurine, già all'epoca
Maria:
Le Perugina, le Introvabili...
Maria: Sì, mio marito, per l'Introvabile, ha vinto questo (Maria prende un piccolo buddha da una mensola) che aveva poi regalato a sua mamma. L'ha vinto imbrogliando!
L'ha vinto per aver trovato l'Introvabile?
Maria: Sì, l'ha fat compagn. Mì a'n sò mìga perchè 's n'én miga acòrt [L'ha fatta uguale. Io non so come non se ne siano accorti].
L'aveva regalata alla sua mamma, e quando è morta lui l'ha presa.
Ma io le figurine non le ricordo, per le figurine erano piuttosto i maschi.
Non che ci fosse una divisione tra maschi e femmine. Forse noi...non ci abbiam pensato.
Si ricorda una filastrocca?
Maria: Sì, (tra sé) aspetta che l'ho detta ai bambini...
Passà, passà tre volte/sotto la porta dei cavalieri/Passerà, passerà, qualchedun si fermerà.
E allora si fermano, ci sono due persone, due ragazzi, uno qui e uno qui, che stanno con il braccio così, no?! (alto).
Poi passano sotto, poi quando qualcuno passava sotto mentre si cantava "qualcuno si fermerà" lo prendevano e ci si diceva "Fare, baciare o testamento"? La cosa classica.
L'ho insegnata ai bambini dell'asilo di Vigolante.
Pubblicato da: parmachesiparla il 10/05/2009
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Parole chiave:
Oltretorrente, Parma, infanzia, giochi, teatro, fascismo, fumetti, figurine Perugina, filastrocca
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